Streatit in Cina – il racconto gastronomico del nostro viaggio

17 settembre of 2013 by

“Famo er pokerino famo er pokerino e poi co du ganci te cachi sotto?”. Ricordando Compagni di Scuola questa ė la sensazione che abbiamo avuto vedendo i primi banchetti di street food in Cina. Gli standard di igiene infatti sono molto bassi in strada e confessiamo di non essercela sentita a lanciarci nell’assaggio di zuppe vendute in piatti purtroppo in coccio (no, non c’erano lavastoviglie o lavandini) o spiedini conservati in secchi sotto il sole o pane al vapore cotto riscaldando barattoli di vernice pieni d’acqua. Per noi ė stata in parte una sconfitta ma abbiamo preferito portare a casa la pellaccia e non lasciare parte dei nostri ricordi culinari in qualche latrina della Cina centrale. Ma dopo il mea culpa lasciateci fare un mea disculpa. La grande parte del cibo che viene venduto in strada si può trovare anche nei ristoranti perché in realtà più che di carretti  si tratta di localini che affacciano sul marciapiede e che offrono classici piatti popolari e quindi molte cose siamo riusciti comunque a provarle. Nelle grandi città (che in Cina vuol dire dai 3 milioni di persone in su) abbiamo invece trovato ottimi stand di street food tra cui i nostri preferiti sono stati certamente quelli inaspettati e non segnalati dalle due guide, Lonely Planet e Routard, che avevamo portato con noi.  Il cibo più propriamente di strada lo abbiamo trovato sopratutto nei mercati di street food che per noi sono stati (meno) luci e (più) ombre. In ultimo, in questo piccolo resoconto del viaggio, abbiamo deciso di parlarvi anche di alcuni ristoranti dove siamo stati e dove abbiamo gustato la grande cucina cinese. Possiamo quindi dare inizio al nostro racconto gastronomico della Cina.

Prima tappa – Pechino

Kau Rou Ji – Pechino Credevamo che la disputa più interessante tra i nostri paesi fosse su chi avesse inventato gli spaghetti ma ci sbagliavamo. La vera domanda ē piuttosto chi ha inventato gli arrosticini. Probabile eredità dei musulmani arrivati in Cina per il commercio della seta, da Kau Rou Ji abbiamo assaggiato dei deliziosi spiedini di montone a metà tra i nostri arrosticini ed il kebab. Il locale vanta una storia risalente addirittura al 1848 ma a noi più che la fama è arrivato l’odore della carne di montone speziata con un misciela tipicamente mediorientale e infilata in uno spiedo in ferro e legno. Il sapore ė forte e ricco come ci si aspetta dal montone ed il piccante e le altre spezie aiutano a stemperare la nota marcatamente “animale”.  La fila di turisti e pechinesi è lunga ma l’indirizzo è veramente valido e poi volete mettere la soddisfazione di finire il proprio spiedo e lasciarlo in un secchio in mezzo alla strada? Da questo primissimo assaggio abbiamo cominciato a scoprire due cose: primo,  i cinesi hanno una passione sfrenata per il barbecue che è un po’ il loro rinforzino della cena ed è consumato verso le dieci di sera, secondo, la cucina cinese ė assolutamente più speziata di quella che viene servita da noi ed ha moltissime influenze, derivati dalla continua riscrittura dei confini e dagli scambi commerciali, con la cucina indiana e mediorientale. Ad assaggio bendato non avremmo saputo distinguere questi ottimi spiedini da un classico kebab.

spiedini-carne-pekin Mercato di Wangfujing Dopo aver detto no a numerosi baracchino improvvisati ai bordi delle strade di Pechino ci siamo diretti in uno dei mercati gastronomici più conosciuti della città, il Wangfujing. La lezione che abbiamo imparato qui ė stata: se ė vero che ė meglio un lutto in casa che un ascolano alla porta ė ancora più vero che ė meglio un ascolano alla porta che un venditore di Tofu a meno di 5000 metri da casa. Dimenticate quella insipida pasta bianchiccia e inconsistente venduta da noi perché qui il Tofu, proprio per la sua mancanza di gusto, viene fatto stagionare fino a prendere un sapore estremamente forte. Dice il saggio: non importa quale sia il gusto l’importante ė che abbia gusto, e allora anche un odore a metà tra la pattumiera sotto il sole ed un classico marcio da panino dimenticato per un mese in un Invicta va bene. Noi ne abbiamo assaggiata una versione poco stagionata e leggermente piccante, al banco di una simpatica ragazza che, prima nel mercato, ci ha regalato un sorriso.

IMG_1173 Un po’ come per i formaggi francesi l’odore spesso non corrisponde al sapore e alla fine un po’ di Tofu siamo riusciti a mandorlo giù ma non possiamo certo dire che ci sia piaciuto. Aspettiamo consigli da voi per sapere se c’ė qualche buon venditore di Tofu a Roma in grado di farcelo apprezzare. Abbiamo poi proseguito la nostra passeggiata per il mercato maturando non poca delusione, perché è bastato poco per rendersi conto che i banchi per il 70% vendono gli spiedini che vi dicevamo sopra, con la differenza che qui di fresco non abbiamo trovato nulla quanto piuttosto tutti prodotti cotti e solo riscaldati (non sappiamo dopo quanti giorni), per il 20% sono banchetti che vendono cibi insoliti ad uso e consumo de soli turisti come la stella marina (del noto mare di Pechino!!) o insetti infilati in spiedi ancora vivi.  Inutile dire che non c’era neanche un cinese a prendermi  ma solo stranieri ai quali non ci siamo accodati.

tofu-pekin Per la restante parte oltre ai venditori di Tofu abbiamo trovato venditori di ravioli e possiamo dire senza dubbio che qui abbiamo assaggiato i peggiori del nostro viaggio, sia per la qualità della carne (non chiedeteci di quale animale) sia per il gusto assolutamente sapido e lontano anni luce dalla tradizione di questo piatto principe del capodanno cinese. A ciò aggiungete una grande scortesia e assoluta noncuranza dei venditori per i quali neanche a dirlo siete solo degli Yuan con le gambe e allora non ė un problema per i ragazzi dei banchi in attesa di un cliente trovare uno spazietto sull’asfalto per assestare un bello sputo (altra grande passione dei cinesi che se fosse disciplina olimpionica li vedrebbe sul gradino più alto del podio). In sostanza grande delusione e assolutamente non consigliato.

marché-pekin   IMG_1174 Mercato notturno di Donghuamen Forse il più famoso e ricco mercato notturno di Pechino Donghuamen ci ė piaciuto leggermente di più di Wangfujing ma non ci ha convinto affatto. Una schiera di oltre 40 stand ben organizzati in un’unica strada, a prima vista sembra un sogno per qualunque amante dello street food ma si rivela praticamente subito un miraggio. Anche qui abbiamo trovato venditori solo interessati a fare cassa (e se possibile a “sbagliare” con i resti) e molto meno a far conoscere la cucina di Pechino. Te ne accorgi subito dal fatto che tutti i carrelli su cui sono esposi i prezzi hanno il solo nome cinse e guarda il caso la cosa che ordini tu ė sempre la più costosa. E allora pensi: voi sarete pure cinesi ma noi siamo italiani e abbiamo inventato Napoli, se ti sto pagando il doppio non è perché non me ne accorgo ma perché è tardi e non ho voglia di litigare, e giù a trattare sui prezzi quando palesemente gonfiati.

IMG_1278 L’unico stand che ci ha convinto veramente ė stato quello degli “hamburger cinesi”, piccoli panini farciti sul momento con carne lessa di manzo di taglio poco pregiati (probabilmente minchie e cartilagini varie ma abbiamo preferito non chiedercelo), peperoni e coriandolo. Preparando tutto al momento, la ragazza ha tagliato la carne ancora fumante, sminuzzando di precisione con il classico coltellone cinese tutti gli ingredienti e servendoci un panino succoso e molto saporito. Peccato giusto per la spolverata di coriandolo che abbiamo scoperto essere un erba che proprio non riusciamo ad apprezzare (non ricorda anche a voi l’odore delle cimici?wikipidia ci dà ragione!).

marché-nuit-pékin Abbiamo poi provato una sorta di crêpes ripiena di carne e verdura che, nonostante la ricchezza con cui veniva presenta si ė rivelata una mezza delusione poiché la carne era veramente pochissima e la gran parte del ripieno era insalata. Non ci sorprenderebbe sapere che il “monte” insalata viene cambiato più di una volta durante la serata mentre quello della carne dura anche qualche giorno.

kebab-pekin Anche qui abbiamo trovato tanti spiedini cotti e ammassati che invece avremmo preferito vedere cuocere al momento, come poi effettivamente abbiamo riscontrato in altri chioschi in giro per la Cina. Dopo aver schivato i venditori di insetti, stelle marine e granchi (non siamo Hong Kong o a Shanghai perché dovrei mangiare un granchio a Pechino???) abbiamo provato un piatto piuttosto anonimo di noodles con insalata e carne e per chiudere ci siamo concessi un dolcetto.

animaux-pekin IMG_1313   Abbiamo assaggiato una pasta lievita fritta, molto semplice ma buona, e un dolce che ci ha ricordato le “scartellate” pugliesi,  una sfoglia molto sottile fritta e poi passata in uno sciroppo di zucchero e loto. Nonostante l’antipatia del venditore, che ha rosicato perché l’ho beccato che voleva fare la cresta sul resto, il dolce ė stato davvero molto gradevole e anche qui nella grande presenza di zucchero e nella sfoglia fritta abbiamo trovato una eco della presenza araba nel paese. Tirando le somme una visita a questo mercato la consigliamo ma con la consapevolezza che il livello di igiene ė buono, la qualità dei prodotti ė mediamente scarsa e per la maggiore si tratta di cibo per turisti.

dessert-marché-pekin   Ristorante Big pear e Hua’s courtyard Grazie alla simpaticissima Florence ed alle sue amiche e colleghe abbiamo conosciuto un lato conviviale ed ospitale della Cina che ci ha conquistato. Invitati a cena abbiamo provato tra le altre cose la famosa anatra alla pechinese e vi possiamo assicurare che è una vera e propria esperienza gastronomica. Qui l’anatra ha i suoi rituali e con i preziosi consigli dei camerieri abbiamo imparato a gustarla esaltandone la croccantezza della pelle, il leggero strato di grasso e la carne morbidissima e saporita grazie alla cottura lenta con legna di albero da frutto. Un capolavoro che abbiamo provato anche da Hua’s courtyard, dove abbiamo assistito allo scenografico taglio del cameriere che in 3 minuti ci ha servito un’anatra ancora calda e succosa. A Pechino quindi meglio al ristorante che in strada. Per la cronaca qui da Hua abbiamo fatto la nostra cena più cara di tutta la vacanza che ci è costata in totale meno di 40 euro per due con un’anatra  intera, ravioli, involtini e birra.

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